SOTTO LA TUNICA, DA SEMPRE. A SEGUIRE LA LETTERA APERTA DI ANTONIO BRUNO AL MARKESE

 

L’edizione online del Secolo XIX di sabato ventuno maggio riporta una lunga intervista che il Markese sindaco di Genova ha rilasciato ai giornalisti Claudio Caviglia e Alessandra Costante, coadiuvati in questa occasione da Alberto Maria Vedova che ha curato l’edizione del filmato che accompagna la trascrizione del contraddittorio.

Per meglio capire perché chi scrive trova inaccettabile il contenuto delle dichiarazioni del nobiluomo, occorre fare un passo indietro: a quel 2012 che, a sorpresa, lo fece assurgere prima a candidato alla carica di primo cittadino della coalizione di centro(falsa)sinistra, e successivamente alla sua elezione.

Quando si presentò alle così dette primarie di coalizione lo fece in netta contrapposizione con le scelte del Partito (sedicente) Democratico che, per l’occasione, aveva schierato due pesi massimi della politica quali: l’attuale ministro della Difesa – Roberta Pinotti – e la sindaco uscente, Marta Vincenzi.

Attorno a lui si coagulò un gruppo di persone che credettero che era giunto il momento di togliere il comando agli uomini della segreteria di quel partito che allora aveva sede in piazza della Vittoria 7/7, per provare a fermare la svendita di tutto ciò che rimaneva del patrimonio pubblico, fortemente voluta dai sedicenti democratici.

Così il ‘de-apostrofato’ – mi si scusi l’orrendo termine, ma il casato antico genovese è quello dei D’Oria, e la cosa non è di poco conto per chi conosce (anche se, come me, solo per sentite dire) le vicende di tale famiglia – si trovò a governare la città con i voti entusiasti della falsa sinistra e con quelli assai rancorosi dei neodemocristiani.

Il problema è che gli eletti nelle file di questi ultimi erano in numero grandemente preponderante rispetto a quelli usciti dalle liste – Federazione della Sinistra, Lista Doria, e Sinistra Ecologia e Libertà – che lo avevano sostenuto sin da subito nella sua apparente sfida ai poteri forti cittadini, da sempre rappresentati dagli accoliti locali dell’allora segretario sedicente democratico, Fra Pierluigi da Bettola.

Questo portò, sin da subito, il Markese ad obbedire ciecamente a qualunque direttiva gli venisse impartita da parte del suo ‘azionista di maggioranza’, senza mai preoccuparsi di concedere qualcosa a chi ne aveva permesso l’ascesa alla carica di podestà: qualunque cosa dicesse il capogruppo neodemocristiano Simone Farello era legge, ogni obiezione alle sue assurde pretese era indice di non volontà di fare delle cose.

Va da sé che, dopo un po’ di tempo, la parte più coerente della coalizione – la Federazione della Sinistra – lo abbia mandato a stendere: non poteva certo pensare che avrebbe potuto impunemente continuare a fare gli affari propri senza subire le ire di chi aveva una faccia sola ed intendeva continuare a mostrarla senza doversi vergognare; questo deve aver pensato anche il consigliere Gianpiero Pastorino, quando ha abbandonato gli svendolini per raggiungere Antonio Carmelo Bruno sui banchi dell’opposizione.

Ora manca un anno alle elezioni per il rinnovo delle cariche elettive del Comune di Genova; apparentemente nessuno è interessato ad un possibile bis del nobiluomo, ma questo non significa che costui non abbia deciso di continuare a fare da scendiletto ai sedicenti democratici: prova ne è il contenuto di una risposta data ai giornalisti di cui sopra.

La questione posta dagli operatori dell’informazione è stata quella del cambio della maggioranza – con l’indecente inclusione, pur di sopravvivere a se stesso, di ampi pezzi della destra radicale: forzitalioti, diversamente tali, democristiani d.o.c.g. dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro – e questa la domanda secca: “è lei che ha cambiato rotta o i consiglieri che l’hanno abbandonato?”.

La risposta è stata chiarissima: “la sinistra massimalista, messa alla prova di governo, non vuole assumersi responsabilità”; peccato che il tutto sia avvenuto semplicemente perché, chi ne aveva perorato con enfasi la causa, si è ritrovato ad essere preso costantemente a pesci in faccia da chi ha immediatamente tradito tutte le promesse elettorali, andando a nascondersi sotto la tunica sedicente democratica.

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Leggo oggi su un importante giornale cittadino che i motivi della "diserzione" di una parte della sua maggioranza risiederebbe nella sinistra massimalista che non sa governare.
Se governare significa chiudere il portone di palazzo Tursi a cittadini e lavoratori che rivendicano diritti, allora si non sappiamo governare.
Non sono convinto che governare alluda a non rispettare alcun impegno assunto in campagna elettorale che Le ha permesso di vincere le primarie del centro sinistra e poi le elezioni comunali.
Discontinuità sulle Grandi Opere per tutelare il territorio, salvaguardare i servizi pubblici dagli appetiti dei fondi internazionali finanziari, rendere partecipi i cittadini alla cosa pubblica, valorizzare le periferie a partire dal lato sanitario senza piu' favorire il solito Galliera, sono gli obiettivi per cui siamo stati eletti.Si può cambiare idea ma non si dia la colpa a noi.

 

 

Genova, 23 maggio 2016

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

http://pennatagliente.wordpress.com